Khaled al-Asaad (1932-2015)

“Non si può scrivere nulla su qualunque cosa abbia a che fare con Palmira senza fare riferimento a Khaled al-Asaad”. Queste parole di Amr al-Azm, professore universitario negli Usa ed ex dirigente del Dipartimento dei Musei e della Antichità siriane, chiariscono l’importanza del contributo di Khaled al-Asaad all’archeologia del 20esimo secolo.
Studioso di fama mondiale, Asaad è stato decapitato il 18 agosto dai miliziani dell’Isis, dopo aver dedicato tutta la vita al sito archeologico di Palmira, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1980.
Nato nel 1934 a Tadmur - nome arabo di Palmira, proveniente dall’aramaico Tadmor, che vuol dire “palma” - frequenta le scuole primarie a Palmira e si trasferisce a Damasco per completare la sua istruzione. Nel 1962 si laurea in storia e pedagogia all’università di Damasco, dove aveva iniziato a lavorare presso il Dipartimento dei Musei e delle Antichità come responsabile dei progetti di studio e ricerca, fino all’ottenimento nel 1963 della nomina a direttore del sito archeologico e del museo di Palmira. 
Non lesina sforzi per sviluppare l’istituzione archeologica di Palmira scientificamente, amministrativamente e anche finanziariamente, con il sostegno del governo e delle missioni straniere e congiunte. È influenzato dalla citazione di Cicerone quando dice: “Ignorare il passato significa rimanere bambini”. A poco a poco emerge il suo interesse nel proteggere e preservare i siti archeologici per le future generazioni come tesori inestimabili. Di conseguenza, Asaad lavora alla promozione della storia di Palmira, oltre a compiere importanti scoperte partecipando a fiere internazionali e forum archeologici. Questo ha fatto di Palmira l’epitome del patrimonio culturale siriano, meta di molti “pellegrinaggi” da parte delle personalità internazionali più stimate, tra cui monarchi, presidenti, leader, ministri e studiosi, per i quali visitare Palmira era un sogno coltivato da molto tempo che finalmente si realizzava. Palmira, con le sue statue e iscrizioni e i suoi disegni, diventa un “must” per il turismo culturale nel Vicino Oriente.
Khaled al-Asaad ha avuto undici figli, sei maschi e cinque femmine. Il suo rapporto con loro era basato sull’amicizia e sul rispetto, in una famiglia nutrita con amore, comprensione, armonia e fiducia in sé. 
Al-Asaad ha mantenuto la carica di direttore del museo e del sito archeologico di Palmira fino al 2003, ma ha continuato a occuparsi della sua città come consulente del Dipartimento dei Musei e delle Antichità fino alla fine dei suoi giorni. Nel corso della sua lunga carriera dedicata allo studio delle millenarie civiltà di Palmira, ha preso parte ai primi scavi archeologici, al restauro di parti della città antica e ha partecipato alle più importanti missioni archeologiche, collaborando con studiosi di ogni parte del mondo. Tra le sue numerose pubblicazioni figurano Le sculture di PalmiraI principali scritti tadmurici a Palmira e nel mondo e Zenobia, regina di Palmira e dell'Oriente, dedicato alla sovrana che nel III secolo dopo Cristo sfidò l'impero romano, venendo alla fine sconfitta.
Prima che i miliziani dello Stato islamico si impadronissero di Palmira, Asaad si è impegnato in prima linea per metterne in salvo i reperti più preziosi. Nonostante i consigli di amici e colleghi che cercavano di convincerlo ad andare via, ha scelto di rimanere a presidiare la sua città pur consapevole del grave pericolo che ciò comportava. 
Secondo quanto dichiarato alla stampa internazionale da Maamoun Abdulkarim, attuale direttore del Dipartimento delle Antichità e dei Musei della Siria, Asaad sarebbe stato ucciso per essersi rifiutato di rivelare ai miliziani dove fossero stati nascosti i tesori di Palmira. 
Non a caso il suo cadavere è stato oscenamente esibito nella piazza centrale della città con un cartello che lo additava come apostata blasfemo. 
Pur avendo sempre fatto parte della classe dirigente siriana per il ruolo e la posizione ricoperte, nel solco della tradizione famigliare, il suo brutale assassinio ha suscitato il dispiacere e la condanna di ogni componente della società, sia dei lealisti pro-regime, sia degli oppositori.
 
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