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Parola d'ordine: DIALOGO!

Nell'arco di tre settimane ho partecipato, presso il CAS in via Feliciano di Gattinara, a tre pomeriggi di formazione insieme agli altri ragazzi volontari del Servizio civile allo scopo di prepararci per la serata del Tandem linguistico. Durante questi incontri diversi docenti sono intervenuti con approcci differenti sul tema del dialogo fra persone, popoli e culture.
Martedì 12 dicembre, ad esempio, abbiamo assistito a un intervento di due professoresse che ci hanno parlato dell'importanza del dialogo tra culture diverse e della definizione del concetto di straniero. Ho trovato molto interessante l'approccio filosofico politico e sociale con cui entrambe hanno trattato gli argomenti perché è risultato di facile comprensione e spunto per riflessioni proprie.
Al termine di questo intervento siamo stati divisi in tre gruppi che hanno partecipato a tre diverse discussioni.
Nel mio gruppo la discussione si è focalizzata su un caso avvenuto nel 1989 in una scuola francese, dove tre ragazze islamiche arrivarono a scuola indossando il velo. All'ordine di toglierselo seguì il rifiuto delle ragazze – sostenute dalle famiglie e dalla comunità islamica – che ebbe come conseguenza la loro espulsione dalla scuola.
Personalmente non conoscevo questo fatto, ma penso sia stato interessante analizzare le motivazioni culturali che hanno spinto le ragazze e la scuola francese ad agire in un certo modo piuttosto che in un altro. É stato posto l'accento sul perché chi mette il velo disturbi così tanto la collettività, mentre non è così per chi, per esempio, porta la kippah ebraica. Si è parlato del fatto che il velo è visto come il segno dell’oppressione e della costrizione esercitata sulle donne musulmane e quindi non possa essere tollerato in un Paese come la Francia che ha come eredità morale, politica e sociale la libertà, l’eguaglianza e la fratellanza. In questo caso, perciò, è quasi paradossale pensare che per rispettare la laicità di molte persone e la libertà delle donne si sia voluto calpestare il diritto ad essere ciò chi si è. Questo penso sia un esempio di come molto spesso le divergenze tra culture diverse possono portare a conflitti che potrebbero essere risolti più facilmente se si cercasse di dialogare senza pregiudizi e riconoscendo la parità delle parti in causa. Il dialogo dovrebbe essere il punto di partenza per cercare di venirsi incontro in modo da non scontentare del tutto nessuna delle due parti e trovare un punto comune.
Al termine della discussione è stato poi servito un aperitivo al quale abbiamo preso parte insieme ai ragazzi richiedenti asilo ospiti del CAS, in un clima di allegria e condivisione.
Lo stesso clima l'ho poi riscontrato durante la serata del Tandem linguistico presso il Seminario, quando noi ragazzi del servizio civile ci siamo riuniti per conversare in una lingua straniera con giovani madrelingua provenienti dall’Europa e dal resto del mondo.
Mi è piaciuto come, nonostante una timidezza iniziale, piano piano abbiamo iniziato a interagire, ridere e scherzare sempre più liberamente, confrontando le nostre esperienze e imparando a rapportarci l'uno con l'altro. Ho percepito chiaramente il grande desiderio di questi ragazzi di voler fare amicizia e integrarsi con noi, forse cercando calore e affetto in un mondo che, per molti di loro, è molto diverso da quello di provenienza e quindi estraneo. Mi sono immedesimata in loro e ho pensato a tutti i grandi e piccoli problemi che devono aver affrontato dopo essere stati costretti a lasciare tutto ciò che conoscevano, i propri cari e i propri affetti, e aver dovuto ricominciare da zero in un Paese straniero senza conoscere la lingua. Mi sono sentita più vicina e più in empatia, ho ammirato la loro forza e la loro positività e nonostante di solito io sia una persona molto timida mi sono rilassata e mi sono lasciata trasportare dalla serata.
In conclusione, posso dire che è stata un'esperienza molto positiva e mi ha fatto riflettere sul fatto che, se tutti ascoltassero con più attenzione l'altro e provassero a mettersi nei suoi "panni" ci sarebbero meno tensioni e incomprensioni, e si potrebbe vivere qualsiasi esperienza con armonia.

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