Orecchini per tutti

Cosa si nasconde dietro un ritratto? Dalle scelte che portano un artista a scegliere il soggetto della sua opera alle storie di vita vissuta che si celano dietro ogni pennellata, a tutti sarà successo soffermandosi davanti ad un dipinto, di perdersi provando ad immaginare il contesto in cui l’opera è nata, tornando mentalmente nel tempo e nel luogo in cui venne creata, e seguendo l’artista nelle sue vicende quotidiane.

Ed è esattamente quest’obiettivo che si propone Tracy Chevalier, nel suo romanzo “La ragazza con l’orecchino di perla” dedicato all’omonima opera del pittore fiammingo Jan Vermeer. L’autrice ci accompagna in un viaggio nella Delft del XVII secolo, narrata attraverso gli occhi della giovane protagonista Griet, ragazza di semplici origini che si ritroverà a lavorare come domestica nella casa dell’importante famiglia Vermeer. Qui oltre alle normali mansioni quotidiane, Griet riceve il compito di ripulire lo studio dell’artista; e sarà proprio la possibilità di accedere a questo luogo che avvicinerà la ragazza al pittore, che scoprirà in lei qualità che trascendono quelle di una semplice servetta, tanto da farla diventare nel tempo sua assistente nella preparazione dei colori. Questo legame fra i due avrà ripercussioni sugli equilibri della famiglia, in particolare scatenando le gelosie della moglie, che culmineranno quando scoprirà del ritratto della ragazza nel quale verranno usati anche i suoi preziosi orecchini di perla.
Gli orecchini sono da sempre un elemento fondamentale della parure femminile. Anche nel mondo romano, che soprattutto in età repubblicana fu molto rigido sull’ostentazione del lusso attraverso la promulgazione di leggi suntuarie, come la famosa lex oppia del 215 a.C., talmente austera da provocare una rivolta delle matrone per ottenerne l’abrogazione, uno dei pochi elementi di gioielleria concessi alle matrone erano proprio i pendenti. Le produzioni di questi ornamenti furono delle più disparate; inizialmente i romani come spesso accade anche in altri campi attinsero dalle tecniche e dai modelli realizzati dagli Etruschi, veri maestri nel campo delle lavorazioni in oro che ancora oggi stupiscono per la loro finezza e complessità di tecniche usate per la loro realizzazione, come ad esempio quella della granulazione, decorazione ottenuta attraverso l’uso di minuscole sferette d’oro. Successivamente, mediante l’espansione territoriale verso oriente, la rigida osservanza di costumi semplici andrà a perdersi scontrandosi con gli opulenti modi di vita dei principi ellenistici, che verranno presto recepiti dalle ricche famiglie romane. Il contatto con queste regioni porterà poi a Roma nuovi modelli e tipologie di orecchini, e disponibilità sempre maggiori di pietre preziose e perle, quest’ultime particolarmente apprezzate per le realizzazioni di pendenti, come è anche testimoniato dalle numerose ragazze e donne con orecchini di perle immortalate nei celebri ritratti funerari del Fayum.
Presso il MAC la presenza di orecchini è testimoniata “in negativo” da una tipologia ceramica molto particolare, ossia un vaso antropoprosopo. Si tratta di coppe che presentano una decorazione in argilla applicata volta a rappresentare dei volti umani caratterizzati da lineamenti e smorfie grottesche, composte da grandi occhi dilatati, sopracciglia molto lunghe che spesso scendono fino a congiungersi ad un naso adunco e storto. Completano la composizione una bocca fissata in una smorfia e le orecchie, i cui lobi in certi casi sono forati per ospitare degli orecchini in metallo. La funzione di queste coppe, rinvenute principalmente nell’area Lombarda e del Canton Ticino e riferibili ad un ambito cronologico abbastanza ristretto (prima metà del I secolo d.C.), resta ancora abbastanza incerta. L’accostamento di questi prodotti a maschere fittili dall’aspetto caricaturale e grottesco usate in diversi contesti, da quelli cultuali alle rappresentazioni di commedie popolari, fanno propendere per una funzione apotropaica; era infatti credenza comune nel mondo antico che occhi e figure mostruose fornissero protezione dal malocchio. Anche i contesti di rinvenimento in ambito domestico e in corredi tombali coincidono con l’utilizzo di questi manufatti come amuleti. Una seconda teoria avanzata in tempi più recenti attribuisce invece a questi reperti una dimensione unicamente comica e scherzosa, immaginandone l’uso in conviviali bevute dove potevano suscitare l’ilarità dei presenti. Una possibilità forse fantasiosa, ma che ben rappresenterebbe la volontà tipica dell’uomo romano nel godere dei passeggeri piaceri della vita.
 

serviziocivilevercelli,, laculturachenontiaspetti

VERCELLI GIOVANI

VERCELLI GIOVANI

P.zza Municipio, 3 Vercelli
tel. 0161 596 608
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
INFORMAGIOVANI

INFORMAGIOVANI

P.zza Municipio, 3 Vercelli
tel. 0161 596 800
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

ORARI
Lunedì 9.30-12.30
Mercoledì 14-17
Venerdì 9.30-12.30
SERVIZIOCIVILEVERCELLI

SERVIZIOCIVILEVERCELLI

P.zza Municipio, 3 Vercelli
Tel. 0161 596 608
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.