Che cos'è un museo?

Secondo l’ICOM (International Council of Museums) un museo è“un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società, e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali ed immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, e le comunica e specificatamente le espone per scopi di studio, educazione e diletto”.

Da questa definizione possiamo notare quanta complessità si celi dietro ad una domanda all’apparenza così semplice. Un museo è quindi un luogo dinamico e non passivo, che lavora non solo per conservare le proprie opere (di qualsiasi natura esse siano) ma soprattutto per favorire una conoscenza rivolta alla società. Esso quindi si pone come obiettivo anche quello di educare la cittadinanza ad una maggiore consapevolezza sul proprio retaggio culturale; infatti è proprio all’interno dei musei che sono poste le radici e le premesse del presente e del futuro. Negli ultimi decenni si è accentuata l’esigenza da parte degli operatori museali di saper comunicare, cioè di riuscire a proporre un’immagine di sé positiva e interessante, cercando quindi di attirare sempre più nuovi pubblici. Studi sull’argomento infatti hanno rivelato che l’età dei fruitori dei “luoghi della cultura” è sempre più avanzata: ciò è indice di un disinteresse – in linea generale – da parte dei giovani (15- 25 anni) che nei musei non vanno se non su obbligo della scuola. Le istituzioni museali contemporanee quindi non possono più permettersi (soprattutto per motivi economici) solamente di conservare e studiare il proprio patrimonio ma devono anche apprendere nuove strategie comunicative per riuscire ad espandere il proprio raggio d’azione. Vediamo infatti che oggi quasi tutti i musei utilizzano i vari social gratuiti  o a pagamento  per aumentare la propria visibilità, magari assumendo proprio personale qualificato in tali competenze. Notiamo perciò la tendenza di voler far andare tutti in museo. Io però mi chiedo se ciò sia giusto e se conduca ad un riscontro effettivo nell’aumento delle entrate. Durante questa quarantena, ad esempio, quasi tutti hanno odiato o mal tollerato il dover stare a casa, soprattutto perché siamo stati obbligati a farlo. Non può quindi funzionare allo stesso modo coi musei? Se io spingo ad ogni costo, realizzando anche eventi assurdi, ad incrementare il numero dei visitatori, non potrebbe verificarsi il fenomeno opposto? Secondo me è probabile. Infatti i musei non sono per tutti, ossia sono di chi ci vuole andare, di propria iniziativa, o vorrebbe visitarli ma per una serie di motivi non può farlo: bisogna dunque cercare sì di includere ma non a tutti i costi, rispettando il fatto che ognuno possa avere interessi differenti e che questi non debbano essere esclusivamente culturali. Per quanto tutti coloro che lavorano in queste realtà siano fermamente convinti che la cultura aiuti le persone a vivere meglio, più consapevolmente, ecc. è anche vero però che questa è la loro visione, non per forza condivisibile da tutti. Un museo deve rivolgersi a coloro che sono già interessati, a coloro che lo sono in nuce, oppure a coloro che ancora non sanno di esserlo ma hanno dentro di sé il seme dell’amore per la conoscenza,  di qualsiasi tipo essa sia. In tal modo forse si eviterà la totale mercificazione dei sistemi museali, fenomeno assai recente e portato dalla ricerca di mezzi economici per sopravvivere – legittima ma da calmierare. Un altro fattore che forse può essere la ragione dell’assenza di pubblici giovani è da ricercare nella concezione della cultura. Spesso infatti si reputa “culturale” solo ciò che è “classico”; dunque quando si pensa ad un museo vengono subito alla mente quadri, sculture, reperti archeologici, stanchezza nel dover camminare senza capire tutta quella mole di informazioni che provengono dai pannelli o da guide noiose. Ergo: perché andare in museo quando posso divertirmi guardando una serie tv o giocando alla Playstation? Ed è proprio qui che risiede l’errore, cioè nel considerare “culturale” solo ciò che è antico. In realtà esistono molteplici tipologie di musei in quanto ogni cosa può essere musealizzata essendo portatrice di una sua storia: la moda, i fumetti, le grafiche pubblicitarie, gli attrezzi agricoli, le case, la musica e gli strumenti musicali, ecc. Forse, un giorno, anche i vecchi cellulari e pc verranno musealizzati e studiati: perché no? E magari, proprio coloro che non avrebbero mai messo un alluce in un museo, attratti dallo studio degli “antichi smartphone”, proveranno il desiderio di andare a visitarne uno, anche se al suo interno non si troveranno sculture del Canova o vasi del greco Eufronio. Chi l’ha detto che in un museo sugli smartphone non si possano fare collegamenti con la storia dell’Antica Roma o addirittura con la Preistoria? Anche nel passato si comunicava! Ecco che quindi il visitatore appassionato di tecnologia può ricevere anche informazioni trasversali, comprendendo che anche lo studio del passato è sempre attuale e moderno. Negli ultimi anni, fortunatamente, l’idea di “cultura” sta evolvendo: pensiamo ad esempio al Museo del Cinema di Torino, oppure ancora all’Acquario di Genova; chi di noi oggi non li definirebbe “luoghi della cultura?”. Aspettiamoci quindi, in un futuro non troppo lontano, di trovare nuove realtà museali e una diversa concezione della cultura che, quasi sicuramente, si ripercuoterà sulla strutturazione dei musei stessi.

 

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