SI PUÒ!

“Si può, divulgare senza Tik Tok

Si può, staccare ingressi senza la Ferragni

Si può, divertire senza svilire

Si può, far cultura con pochi soldi

Si può...!”[1]

 

Nel 1976 usciva in Giappone uno dei manga più longevi e più amati nella storia del fumetto del Sol Levante: “Garasu no Kamen”, ovvero “Il Grande Sogno di Maya”, della mangaka Suzue Miuchi (classe 1951). L’opera (dalla quale sono stati tratti una serie tv, un anime, diversi spettacoli teatrali – per non parlare del merchandising – [e che non è ancora stata conclusa!!!]) racconta la storia di una dodicenne, Maya Kitajima, e del suo percorso per diventare una grande attrice, forse l’unica in grado di interpretare la celeberrima “Dea Scarlatta” (https://ladyreading.forumfree.it/?t=63358873). Scoprii questo manga da ragazzina, che funse da miccia per innescare in me l’interesse e la passione per il cinema e il teatro. Infatti questo fumetto riporta con fedeltà intere opere teatrali, letterarie e cinematografiche (Romeo e Giulietta, Sogno di una notte di mezza estate, Piccole Donne, La signora delle Camelie, Cime Tempestose, Il principe e il povero e tante altre). Ma la rappresentazione che ha acceso il mio interesse è stata "Anna dei Miracoli”, un film del 1962 del regista Arthur Penn con Anne Bancroft (celebre per aver interpretato la signora Robinson ne "Il Laureato" con Dustin Hoffman e Katharine Ross) basato su una storia vera: quella della sordomuta Helen Keller e della sua insegnante Anne Sullivan (https://www.youtube.com/watch?v=OvHoxH7oxv0). Grazie al manga della Suzue sono corsa ad affittare il dvd nell’ultima videoteca superstite nella mia città e ricordo l’emozione, il calore e la frenesia provocata dalle urla della bambina sordomuta e della sua insegnate, che le teneva testa con una grinta leonina. Rimasi folgorata. Iniziai così a prendere in prestito una serie di dvd, e a divorarne uno dopo l’altro. Poi arrivai al capitolo in cui Maya deve interpretare la protagonista di “Cime Tempestose”: anche in quel caso fu amore a prima lettura. Andai a cercare il romanzo della Bronte e amai Cathy ed Heathcliff con tutta me stessa. Quella prima “vera” lettura, scelta e non imposta da genitori o scuola, fu per me l’inizio della mia maturità letteraria, senza la quale forse avrei tardato di qualche anno la scoperta del piacere che genera la lettura dei romanzi che siamo noi a scegliere. Così è stato.

Quindi tutto è nato da un banale – diranno i più – fumetto giapponese, per molti diseducativo (ebbene sì: anche qui c’è la solita storia d’amore tra un adulto e una ragazzina) come la maggior parte dei manga ma appassionante e intrigante. Tranquilli, non voglio fare l’apologia dei fumetti o dire che anche questi sono arte (Roy Lichtenstein ce lo ha ormai fatto capire bene); piuttosto vorrei soffermarmi sull’aspetto divulgativo -tanto dei manga, quanto dei film. Un fumetto ha insegnato ad un’adolescente ad apprezzare la cultura, cosa che spesso non si riesce a fare nemmeno nella sede preposta a tale incombenza, ossia la scuola! Qualche decennio fa qualcuno avrebbe gridato allo scandalo; oggi, per fortuna, i tempi sono cambiati e la maggior parte si rende conto che anche un semplice “cartoon” può diventare non solo arte ma soprattutto fonte di apprendimento, ispirazione ed educazione intellettuale e morale. Perché quindi non sfruttare ogni mezzo che ci è stato dato per divulgare? Forse oggi c’è ancora qualche remora, soprattutto tra gli intellettuali o certi insegnanti; oppure, dall’altro lato, c’è chi crede di divulgare quando invece attua delle banalizzazioni (il confine è labile e bisogna sempre stare attenti a non caderci).

Secondo me la divulgazione, nata con l’ Encyclopédie, ou dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers realizzata da un gruppo di intellettuali coordinati da Diderot e d’Alambert, è un punto di partenza per coinvolgere il grande pubblico, soprattutto (ma non solo!) nell’ambito museale. Aiuterebbe a cambiare il giudizio, spesso errato, che molti hanno sui luoghi dell’arte, ad esempio organizzando visite guidate sulla mitologia greco-romana e i supereroi della Marvel; questo per tentare di far comprendere quanto ciò che c’è in un museo non è così lontano dalla realtà e tantomeno qualcosa di morto, che ha perso la sua vitalità e funzionalità (anzi!). La maggior parte degli oggetti che abbiamo nelle nostre case sono molto simili ai reperti conservati nei musei di tutto il mondo, così come le donne e gli uomini raffigurati nei quadri non sono così dissimili dagli uomini e dalle donne contemporanei; anche le superstizioni e i simboli di oggi sono cambiati pochissimo rispetto al passato.I vantaggi che si otterrebbero da una corretta divulgazione potrebbero essere molteplici e duraturi. Infatti, nel momento in cui cerchiamo di divulgare, anche semplificando il linguaggio e usando altri mezzi e metodi, mettiamo le fondamenta per la nascita di una società basata su solide radici, acculturata quanto basta per capire che non sono solo la Gioconda di Leonardo, la Venere di Botticelli, il David di Michelangelo capolavori da far conoscere e preservare, ma anche tutti quegli oggetti, quelle lingue e quelle tradizioni meno note ma ugualmente degne di nota. Quando tutto questo capiterà, allora sapremo di per certo che non ci sarà più bisogno di Chiara Ferragni in museo per farsi pubblicità. 

 

-Divulgo ma non mi turbo!-

 

[1]Parafrasando con diverso intento Giorgio Gaber, dall'album ""Libertà obbligatoria", 1976-77. 

 

SITOGRAFIA:

SUPEREROI E MITOLOGIA: https://bit.ly/3fUGdxC 

SUPEREROI E MITOLOGIA: https://bit.ly/3hpUjYf 

STAN LEE: https://bit.ly/32IfiRU 

MICHAEL PORTILLO: https://bit.ly/2ZT4wqp 

ALESSANDRO BARBERO: https://bit.ly/2CFDR7r 

 

 

 

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