Sulla Via dell'Ade

In occasione della commemorazione dei defunti e del ponte di festività di Ognissanti, anche quest’anno presso il Museo Archeologico della Città di Vercelli “Luigi Bruzza” è stato proposto “Sulla Via Dell’Ade”, un percorso guidato dedicato al mondo dell’Aldilà e alle tradizioni funebri di epoca romana. Ed è stato chiesto proprio a me se me la sentissi di condurre le visite guidate per questo evento.

Ho accettato subito prendendo questa esperienza come un’occasione per poter avere a che fare direttamente con il pubblico dei visitatori e per cercare di superare la mia timidezza.

Adesso vi racconto com’è andata nel dettaglio.

Le visite guidate sono state programmate su quattro giornate (il 29, 30 e 31 ottobre e il 2 novembre) dalle ore 16.00 alle 17.00.

Per chi non conoscesse ancora il museo, e colgo l’occasione per invitarvi a visitarlo, al suo interno due sale sono dedicate nello specifico al mondo dei riti e dei corredi funebri che testimoniano la presenza di due necropoli presso la città Romana di Vercellae, sottolineando l’importanza del culto dei defunti. Queste due sale, dedicate rispettivamente alle Necropoli e alla Memoria, sono state il fulcro della visita guidata.

L’introduzione al percorso ha avuto luogo invece presso la sala dedicata alle infrastrutture cittadine così da permettere ai visitatori di farsi un’idea iniziale di come poteva essere la città antica attraverso una ricostruzione virtuale e stabilendo così anche un confronto rispetto alla struttura cittadina odierna.

In tutte le sale invece, a ricreare il percorso per chiunque non avesse partecipato alle visite, abbiamo inserito delle didascalie, curate graficamente da me, che rimandassero, attraverso citazioni di autori e non solo, ad oggetti o elementi significativi per la cultura funebre dell’epoca.

La scaletta del mio discorso era pronta già almeno una settimana prima, ho fatto due prove, senza contare le molte volte in cui ho ripetuto da sola le frasi importanti da ricordare. Ciò che più mi ha aiutata è stato concentrarmi su ciò che avevo a disposizione nelle sale, facendo vedere gli oggetti e utilizzando i pannelli ed i supporti video. Ma l’ansia prima di cominciare si è fatta sentire comunque.

Presto è arrivato il primo giorno di visite con un gruppetto di adulti; io all’inizio ero timorosa, ma man mano che parlavo e passavamo di sala in sala mi sono a poco a poco sciolta.

Il giorno dopo, sabato 30 ottobre, vedo arrivare dalla porta di ingresso del Mac un’altra famiglia con tre bambine: lì l’ansia si è fatta sentire ancora di più e nella mia mente pensavo solamente: “ce la farò a richiamare la loro attenzione?”. All’inizio mi hanno seguita, ho cercato di fare loro delle domande provando a far riconoscere loro alcuni oggetti esposti. Poi però hanno iniziato a non essere più concentrate e così ho pensato di farle disegnare e continuare la visita per i genitori. E alla fine tutti sono stati contenti!

Domenica 31 ottobre, è stato ancora più impegnativo: c’erano almeno una decina di persone pronte a seguire la mia visita. Con la paura di sbagliare e l’incertezza di non arrivare fino in fondo, sono invece riuscita a portare a termine il percorso.

Oggi mi sento felice dell’esperienza, non solo perché sono riuscita a dare un contributo concreto al museo presso cui presto servizio, ma anche perché mi sento più tranquilla nel gestire l’ansia e nell’avere a che fare con un pubblico di persone che non conosco.

In questo modo sono riuscita anche a consolidare le mie conoscenze archeologiche.

In conclusione, questa esperienza mi ha permesso di poter diffondere, nel mio piccolo, un po’ del patrimonio culturale locale, sperando di poter contribuire nuovamente ad un evento così.

Alla prossima amici,

Chiara