IL GRANDE RITRATTO DI DINO BUZZATI

Mai come oggi, per il momento storico, sociale ed economico che stiamo vivendo, tutti dovremmo leggere almeno una volta ogni singolo racconto e romanzo di uno dei più grandi autori del XX secolo: Dino Buzzati, nato a San Pellegrino di Belluno nel 1906.

   

Dino Buzzati non fu solo un semplice autore di libri magico-surreali e fantascientifici; egli fu un personaggio eclettico. Amava la pittura, la poesia, i fumetti, l’opera lirica. Dopo la laurea in giurisprudenza approdò alla narrativa e al giornalismo: iniziò così a pubblicare i suoi primi racconti, fatti di cronaca nera (che lo affascinavano particolarmente) ed eventi sportivi (soprattutto di alpinismo e ciclismo). Viaggiò molto in qualità di inviato di guerra per il Corriere della Sera; negli anni Cinquanta divenne anche viceredattore della Domenica del Corriere e negli Anni Sessanta fu inviato dal giornale in Giappone, a New York, Praga, India e Gerusalemme.

Buzzati amava particolarmente la montagna, tanto che nel 2010 gli eredi fecero spargere le sue ceneri sulle Dolomiti (a Croda da Lago, il suo luogo del cuore). Non è quindi un caso se la maggior parte dei suoi racconti ha come location paesaggi alpini. Egli fu uno scalatore provetto e provava una sorta di venerazione per la montagna e per i suoi silenzi. Ecco perché soltanto un grande regista quale fu Ermanno Olmi riuscì nel difficile compito di rendere le atmosfere di uno dei più celebri romanzi buzzantiani: “Il segreto del bosco vecchio” – ma da un regista in grado di rappresentare il silenzio e il vuoto e di renderli così pregnanti (pensiamo al film “Il tempo si è fermato”), non mi stupisce tale successo.

 

Ma non basta: Buzzati dedicò parte della sua vita alla pittura e al disegno; queste sue predilezioni lo condussero ad assumersi l’incarico di critico d’arte per il Corriere della Sera. Egli mostrò un approccio innovativo rispetto ai suoi colleghi: infatti era privo di quell’arroganza che caratterizzava (e che spesso caratterizza tuttora) la maggior parte dei critici in senso lato. Lo scrittore bellunese preferiva presentare in maniera più informale tutte le novità artistiche del momento, scevro da qualsiasi forma di giudizio e pregiudizio.

 

La pittura fu uno dei suoi grandi amori: nel 1945 realizzò una serie di disegni colorati per accompagnare il racconto “La famosa invasione degli orsi in Sicilia. Nel 1952 invece realizzò “Piazza del Duomo di Milano”, un dipinto molto particolare in quanto Buzzati reinterpretò il Duomo come una grande montagna dolomitica (qui io vi ritrovo molto l’atmosfera di De Chirico e Magritte).

Inoltre Buzzati stravolse la critica letteraria più volte, in particolare con la pubblicazione di quella che ad oggi viene definita come la primissima graphic novel: “Poema a fumetti”, in cui il mito di Orfeo e Euridice viene rielaborato in chiave moderna, accompagnato da disegni pop e da tematiche che ricordano i film noir  degli anni Settanta con tinte magico-surrealiste

 

Nelle sue opere vengono affrontati molteplici temi, assai attuali: l’angoscia, la paura della morte, il mistero della vita, la forza del destino, la lotta contro il fato e il riscatto sociale. Tutte queste tematiche però si trovano a galleggiare in un clima impregnato di magia e surrealismo. Pensiamo, ad esempio, al celeberrimo “Deserto dei Tartari”: il protagonista, Giovanni Drogo, viene spedito in una fortezza in mezzo al deserto nell’attesa di una battaglia che egli non vivrà mai. La fortezza Bastiani, tanto odiata all’inizio della storia, diviene la sua unica ragione di vita, dalla quale non riuscirà più a separarsi. Tutta la vicenda si snoda tra silenzi, immobilità, assenze, in un clima smarrimento: dove si trovi questa fortezza a nessuno è dato sapere. Dalla fortezza Drogo non vorrà più andarsene in quanto è diventata fonte di protezione, di sicurezza grazie alle sue possenti mura. Non vi è mai capitato a volte di comportarvi come il protagonista del romanzo? Preferire quella che oggi piace tanto chiamare “comfort zone” per evitare di sbagliare, soffrire e quindi di mettersi in gioco? È un po’ la vita di tutti i giorni quella che Buzzati racconta nelle sue opere, che siano pittoriche o narrative. Ed è proprio per questo motivo che andrebbe letto, soprattutto in un momento come questo, fatto di paura del prossimo, di angoscia e di incertezza per il domani.

 

Ma di Buzzati andrebbe letto innanzitutto “Il grande ritratto”, uno dei suoi romanzi meno conosciuti, appartenente al genere fantascientifico; viene raccontata la storia del professore di elettronica Ermanno Ismani, chiamato a lavorare ad un progetto segreto, del quale nemmeno egli stesso conosce le finalità. L’uomo viene fatto trasferire con la moglie Elisa in una vallata sperduta tra le montagne, assieme ad alcuni dei più illustri studiosi di fama internazionale. In che cosa consiste il loro lavoro? Perché sono stati chiamati proprio loro? Cosa sono quei sibili che di notte di sentono provenire dalla valle? Queste sono tutte domande alle quali gli scienziati non riescono a trovare risposta, fino a quando il capo del progetto, Endriade, rivela loro qualcosa di sconvolgente: il suo obbiettivo è quello di creare una macchina gigantesca dotata di una coscienza di…donna! E difatti, osservando bene l’intera vallata dall’alto, il professor Ismani si accorse che anche la forma della macchina ricordava quella di una monumentale donna, sdraiata, come se fosse un tutt’uno con la valle. Ed ecco, Signore e Signori, l’I.A. L’intelligenza artificiale. Un argomento scottante, ancora oggi, anche se il suo clou sono stati gli anni Sessanta. Un tema ancora in grado di suscitare profonde riflessioni e dibattiti di natura etica, le cui radici sono da ricercare nella filosofia greca. Chi di noi non ricorda “1984” di Orwell? Oppure ancora “Il mondo nuovo” di Huxley?  E il film di Kubrick, “2001: odissea nello spazio”? - ci sarebbero almeno un migliaio di libri e film da menzionare a tal proposito.

 

Tutte queste opere raccontano in modi differenti la tendenza al controllo da parte dell’uomo, tendenza però che, se spinta all’eccesso, gli si può ritorcere contro, creando disastrose conseguenze, sia fisiche che psichiche. Buzzati riesce a dimostrare tutto ciò in maniera magistrale, in anni in cui tali tematiche erano recenti e, quindi, particolarmente scottanti.

 

Lascio a voi eventuali riflessioni sul fatto se l’I.A. sia giusta o sbagliata, utile o superflua. A me, in questa sede, non interessa dare un giudizio categorico. Piuttosto mi domando se il particolare momento storico che stiamo vivendo non serva forse a noi tutti come monito per quello che ci attenderà nel futuro. E, come al solito, la letteratura, l’arte, la cinematografia – discipline così apparentemente inutili – ci possono aiutare nello scorgere punti di vista diversi e, addirittura, nel prevedere tendenze e fenomeni che non avremmo mai minimamente immaginato di vivere.

  

 

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